Bere whisky sembra semplice: si apre la bottiglia, si versa e si assaggia. In realtà, soprattutto quando si ha davanti un distillato di buona qualità, qualche piccola attenzione può fare una differenza notevole.
Temperatura, bicchiere, quantità di ghiaccio e perfino il tempo che dedichiamo al primo sorso incidono sulla degustazione. Non esiste un unico modo corretto di bere whisky e il gusto personale resta fondamentale. Ci sono però alcune abitudini che rischiano di farci perdere una parte di ciò che abbiamo nel bicchiere.

Ecco dieci errori piuttosto comuni.
1. Servirlo troppo freddo
Il whisky servito a una temperatura molto bassa tende a risultare meno espressivo al naso e al palato.
Il freddo attenua infatti la percezione di alcuni aromi. Per questo, quando si vuole conoscere davvero un whisky, vale la pena assaggiarlo prima senza raffreddarlo eccessivamente.
Poi, naturalmente, ognuno può decidere come preferisce berlo.
2. Esagerare con il ghiaccio
Il ghiaccio non è vietato. Il problema è la quantità.
Con uno o due cubetti il whisky si raffredda e, man mano che il ghiaccio si scioglie, cambia leggermente nel bicchiere. Riempire completamente un tumbler, invece, significa aumentare molto più velocemente la diluizione.
Dopo qualche minuto potremmo ritrovarci a bere qualcosa di parecchio diverso rispetto a quello che abbiamo versato all’inizio.

3. Scegliere il bicchiere solo per estetica
Il tumbler è probabilmente il bicchiere che più associamo al whisky. Cinema e pubblicità hanno fatto la loro parte.
Per una degustazione più attenta, però, un bicchiere con l’imboccatura leggermente più stretta può essere più utile. La forma a tulipano aiuta a convogliare gli aromi verso il naso e rende più semplice riconoscere le diverse note.
Il tumbler resta ottimo per bere in modo informale o con ghiaccio. Se invece vogliamo concentrarci sul whisky, possiamo scegliere altro.
4. Assaggiare senza averlo prima annusato
Una parte importante della degustazione avviene prima ancora di bere.
Avvicinare il bicchiere al naso con calma permette di iniziare a capire cosa abbiamo davanti. A seconda del whisky possono comparire note fruttate, speziate, affumicate, dolci, floreali oppure legate al legno.
Non serve trasformare ogni bicchiere in un esame da sommelier. Bastano alcuni secondi.
Poi si assaggia.
5. Berlo come uno shot
Qui c’è poco da discutere: se l’obiettivo è degustare un whisky, mandarlo giù in un secondo serve a poco.
Meglio prendere un sorso piccolo e tenerlo qualche istante in bocca.
La prima impressione può essere dominata dall’alcol. Subito dopo possono arrivare dolcezza, spezie, legno o altre sensazioni. Anche ciò che rimane dopo aver deglutito fa parte della degustazione.
Ed è spesso proprio nel finale che un whisky mostra maggiormente il suo carattere.

6. Comprare in base agli anni scritti sull’etichetta
Vent’anni sono meglio di dodici? Trent’anni sono meglio di diciotto?
Non necessariamente.
L’età indica quanto tempo il distillato ha trascorso in botte, ma da sola non determina quanto ci piacerà quella bottiglia. Tipo di botte, distillazione, maturazione e caratteristiche del distillato hanno un peso enorme sul risultato.
Ci sono whisky relativamente giovani pieni di personalità e bottiglie molto invecchiate che possono non incontrare affatto i nostri gusti.
L’età è un’informazione. Non è una classifica.
7. Versare acqua senza prima assaggiare
Aggiungere qualche goccia d’acqua è una pratica comune nella degustazione, soprattutto con whisky dalla gradazione elevata.
La cosa più interessante è procedere poco alla volta.
Prima si assaggia il whisky così com’è. Poi si può provare con pochissima acqua e vedere cosa succede. In alcuni casi emergono profumi che prima erano più difficili da percepire.
Versarne molta fin dall’inizio, invece, ci impedisce di capire com’era il whisky prima della diluizione.
8. Confondere prezzo e qualità
Una bottiglia da 200 euro deve essere migliore di una da 50?
Sarebbe comodo, ma il mercato del whisky non funziona in maniera così lineare.
Sul prezzo incidono molti elementi: disponibilità, età, produzione, marchio, richiesta del mercato, edizioni limitate e collezionismo. Una bottiglia costosa può essere eccellente, ma questo non significa che ci piacerà più di una molto meno cara.
Il prezzo può aumentare le aspettative. Il palato, fortunatamente, non legge lo scontrino.
9. Bere sempre la stessa tipologia
Quando troviamo qualcosa che ci piace tendiamo a tornarci. È normale.
Chi ama i whisky torbati potrebbe cercare sempre torba. Chi preferisce il bourbon continuerà a comprare bourbon. Lo stesso vale per Scotch, Irish whiskey e per tutte le altre categorie.
Ogni tanto, però, cambiare stile è utile.
Provare distillerie, paesi, botti e metodi produttivi differenti permette anche di capire meglio ciò che ci piace davvero. A volte una bottiglia molto lontana dalle nostre abitudini riesce a sorprenderci più di quella che avevamo scelto andando sul sicuro.
10. Ignorare completamente quello che c’è dietro la bottiglia
Si può bere un whisky senza sapere nulla della distilleria che lo produce. Naturalmente.
Conoscere qualche dettaglio, però, può rendere l’assaggio più interessante.
Dove viene prodotto? Che tipo di botti sono state utilizzate? Qual è la gradazione? Si tratta di un prodotto torbato? Come è avvenuta la maturazione?
Non serve conoscere a memoria la storia di ogni distilleria. Anche poche informazioni aiutano a interpretare meglio ciò che sentiamo nel bicchiere.

Alla fine conta come lo bevi tu
Ci sono tecniche utili per degustare meglio, ma il whisky rimane anche una questione di gusto personale.
Se lo preferisci con ghiaccio, bevilo con ghiaccio. Se aggiungi acqua, prova a capire quanto cambia. Se hai sempre usato un tumbler, una sera prova un bicchiere da degustazione e confronta le sensazioni.
La parte più interessante è proprio questa: capire cosa cambia e cosa ti piace davvero.
La prossima volta che apri una bottiglia, dedica qualche minuto in più al primo bicchiere. Guardalo, annusalo e prenditi il tempo di assaggiarlo.
Magari scoprirai qualcosa che le altre volte ti era semplicemente sfuggito.